ABDUL ZHARA KHALATI

IRAQ, IL MARTIRIO DI UN POPOLO
di Alessandra Dessì

La morte di Saddam Hussein è il punto di partenza di una sofferta analisi del drammatico momento politico vissuto dall’Iraq, che affrontiamo con l’aiuto del dott. Abdul Zhara Khalati, medico iracheno –
D. Il 30 Dicembre 2006 dopo un processo che l’ha visto condannato alla pena capitale, si è svolta I’esecuzione di Saddam Hussein, Dott. Khalatí, ritiene anche lei che la sua morte così spettacolare possa farne un martire?
R.A mio avviso si può considerare martire solo la nazione irachena in quanto vittima di un’ingiustizia mondiale. Solo nel 2006 sono morti in Iraq 34.000 innocenti. La guerra in Iraq è una guerra tra Stati Uniti da una parte
e terrorismo mondiale dall’altra in territorio iracheno, ma ha ben poco a che fare con gli iracheni stessi.  Il popolo iracheno è un popolo pacifico, a tutt’oggi nessuno può accusare un iracheno di essersi macchiato di atti terroristici nel mondo.

D. Quali possono essere le conseguenze della morte del dittatore?
R. Questa esecuzione  funziona da messaggio e serve come monito a tutti i governatori arabi amici degli Stati Uniti affinché non operino un voltafaccia nei confronti degli USA.

D. Come vede I’arrivo in Iraq dí nuove truppe statunitensi, inviate da Bush a sostegno dí quelle già presentì e che dovrebbero affiancare gli ufficiali iracheni?
R.Il problema non è certamente dato dal numero di soldati che può essere di poche o moltissime unità. Diciamo che se costoro non riescono a trovare la complicità degli iracheni essi vivranno isolati nel territorio e
costituiranno solo un elemento di disturbo.
Consideriamo il fatto che questi soldati non hanno una fede politica e agiscono spinti da motivi economici. Pertanto difficilmente troveranno accordi con gli ufficiali iracheni.

D. Lo stesso presidente americano definisce instabile la situazione irachena: vogliamo esaminare ìl panorama politico attuale del suo paese?
R.La presenza degli Stati Uniti ha peggiorato la situazione nel mio paese sotto tutti gli aspetti. Gli americani non si sono preoccupati di aiutare l’esercito iracheno ad organizzarsi ma, al contrario, hanno rivolto la loro attenzione agli aspetti meramente economici, dirottando il nostro petrolio verso i loro mercati.
Per restituire stabilità al paese, l’Iraq dovrebbe essere affidato agli iracheni.

D. Sicuramente non esistono ricette valide per risolvere una situazione che diventa di giorno in giorno sempre più drammatica, tuttavia vorremmo conoscere la sua personale opinione al riguardo…
R. L’Iraq è un paese formato da poche etnie: I’araba e la curda,una corrente musulmana sunnita e una sciita che fino a ieri convivevano come si convive in Svizzera e vivevano da anni con un perfetto equilibrio sociale.
Le uniche lotte a memoria d’uomo erano state lotte politiche tra i partiti musulmani da una parte, e il partito unico del dittatore Saddam Hussein dall’altra.
Non si parlava però di lotte religiose dal momento che storicamente I’Asia è formata da varie etnie; I’India con le sue 1.000 etnie è un ottimo esempio di convivenza pacifica. La guerra moderna vuole creare un conflitto religioso tra musulmani sunniti e sciiti nonostante il governo attuale sia formato da una larga maggioranza di musulmani sunniti e sciiti. Naturalmente lo scopo sarebbe quello di scatenare un nuovo conflitto tra IRAQ e IRAN, al fine di destabilizzare I’Iran usando gli iracheni.
Impedendo agli iracheni di recarsi in Iran e chiudendo i confini con i paesi vicini si ottiene solo un peggioramento delle tensioni nel nostro paese.
Come ho già detto il popolo iracheno è un popolo pacifico e in quanto tale vuole mantenere buoni rapporti di vicinato con i paesi confinanti.
Le nuove disposizioni ordinano invece di sparare a vista agli iraniani in territorio iracheno. Ciò mostra il fallimento della politica di Bush.
Questo conflitto mondiale che vede gli Stati Uniti lottare contro il terrorismo, in territorio iracheno, si può risolvere a mio avviso solo rinforzando il ministero della Difesa iracheno e affidando agli iracheni il governo delle amministrazioni locali.
Un altro grande aiuto potrebbe arrivare dagli intellettuali di tutto il mondo ai quali rivolgo l’invito di aiutare il mio popolo ad uscire da questo terribile momento.
Al momento attuale il mio paese assiste al suo martirio, senza via d’uscita.
Abdul Zhara Khalati è nato in Iraq 45 anni fa. Si è trasferito in Italia da 27 anni e si è laureato nel nostro paese. Medico chirurgo, vive ad Alghero dove esercita la professione.

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