CARLO CABULA

LA TARF: UNA TECNICA POCO INVASIVA PER LA CURA DEL CANCRO
Utilizzata con successo da oltre dieci anni, all’oncologico di Cagliari, dall’equipe del dottor Carlo Cabula.

Di Alessandra Dessì

• Dottor Cabula, ci può spiegare in cosa consiste la Tarf?
Diceva già Ippocrate nel 460 A. C.: “ quello che non si può fare col ferro si può fare col fuoco”, quindi con il calore.
Tarf è un acronimo che significa Termo Ablazione con onde a Radio Frequenza e indica un trattamento che impiega il calore per combattere le cellule tumorali.
I sistemi per ottenere calore sono svariati: quelli che oggi vengono usati maggiormente nella pratica clinica sono proprio le onde a radio frequenza molto utilizzate anche nei presidi medici ospedalieri . Le onde a radio frequenza sono prodotte dalla corrente elettrica per cui, all’interno delle cellule, si crea un movimento di molecole che produce attrito, quindi calore. Con le onde a radio frequenza si raggiungono temperature anche molto elevate fino a 100/120 gradi e questo calore viene utilizzato per distruggere la cellula tumorale.
• A quali forme tumorali si applica?
La Tarf è nata soprattutto per la cura dei tumori del fegato che sono molto frequenti come l’epatocarcinoma, tumore che nasce nel fegato e colpisce molto spesso i pazienti affetti da epatite B e C che esita in cirrosi, l’anticamera dell’epatocarcinoma. Molto spesso questi pazienti non possono essere sottoposti ad intervento chirurgico perchè la quantità di fegato residuo sarebbe insufficiente a garantire la vita del soggetto e, laddove non ci fosse la possibilità di effettuare trapianti di fegato, il paziente correrebbe un grave pericolo. In passato, questi malati, venivano quasi lasciati in balia del loro destino, con periodi di sopravvivenza molto brevi. Oggi, essi, traggono molto beneficio dai trattamenti palliativi come la termoablazione con la radio frequenza, dimostratasi assai efficace.
Un paziente, da me trattato una decina di anni fa, gode ancora di buona salute – quando, in precedenza, una persona con diagnosi di epatocarcinoma, aveva una aspettativa di vita non superiore ai sei mesi. Oltre che nell’epatocarcinoma, questa tecnica si applica anche nelle metastasi epatiche, cioè a quelle cellule tumorali che arrivano nel fegato provenienti da altre sedi ; per esempio dall’intestino, dal pancreas, dallo stomaco, dai polmoni, dalla mammella. Anche nelle metastasi, quando non è possibile effettuare un intervento chirurgico di resezione, si possono impiegare questi sistemi distruttivi come la termoablazione.
Altri organi per i quali questa tecnica è indicata sono: il polmone – anche in questo caso quando non asportabile chirurgicamente, sia a scopo oncologico sia a scopo di riduzione di massa, sia a scopo di terapia antalgica – il rene e la prostata.
Un’altra nuova applicazione è rappresentata dalla termoablazione delle ossa, sia per quanto riguarda le metastasi, sia per cedimenti del tessuto osseo per patologie non tumorali. Si è visto che i pazienti traggono grande beneficio da questa tecnica che offre la possibilità di ricostruire tratti di segmento osseo, associando la termoablazione all’ impianto di cementi e materiali validi per ripristinare, e quando è possibile ricostruire, porzioni di femore e permettere quindi al soggetto di deambulare.
• Possiamo dire che questa tecnica è alternativa alla terapia chirurgica?
Questa tecnica è alternativa alla terapia chirurgica quando questa non è praticabile ed è inoltre il trattamento di elezione nell’epatocarcinoma, mentre, nelle metastasi epatiche, è un trattamento secondario. Nell’epatocarcinoma in cui i pazienti hanno una forte insufficienza epatica e la rimozione di porzioni estese di fegato non sarebbe compatibile con la vita, si propone dal primo momento la termoablazione.
• Da quanto tempo la Tarf viene utilizzata a Cagliari?
Questa tecnica è nata nella pratica clinica, proprio in Italia, circa 18/20 anni fa. In America è stata utilizzata per la prima volta sugli animali da esperimento, ma possiamo dire che gli italiani, con questa metodica, sono stati pionieri nel mondo.
Io sono stato tra i primi ad applicarla in Italia. A Cagliari ho iniziato a utilizzare questa tecnica, presso l’ospedale oncologico, 12 anni fà e fin dal principio siamo stati il centro di riferimento regionale, in quanto dotati di tutte le apparecchiature necessarie, dalla termoablazione al sistema col laser : tutte tecniche che utilizzano il calore.
I pazienti arrivano nel nostro centro provenienti da tutta la Sardegna, e possiamo dire che molti degli operatori, che attualmente utilizzano nella nostra regione la termoablazione, si sono formati da noi all’Oncologico. Allo stesso modo costituiamo un punto di riferimento anche per altre regioni : ho trattato personalmente un paziente che, pur italiano, viveva in Australia da svariati anni e non ha esitato a venire dall’Australia fin qui, per farsi curare da noi.
Altri pazienti arrivano da zone, che pure hanno centri di riferimento oncologico importanti, come Aviano. Abbiamo avuto pazienti dalla Sicilia e dalla Campania. Possiamo dire a buon diritto di essere stati dei pionieri in quanto, tra i primi, abbiamo creduto in questo trattamento, anche in tempi in cui c’era molta titubanza, molto sospetto nei confronti di queste tecniche.
Ricordo che 12 anni fa, quando ho iniziato a utilizzare questa metodica , il mio maestro, il professor Tarquini, da chirurgo esperto, guardava con molto scetticismo a questa metodologia, che invece col tempo si è dimostrata molto valida e che ora ci vede impegnati in una nuova sperimentazione riguardante il tumore del seno.
Abbiamo sperimentato su sette casi , primi al mondo, coinvolgendo anche altri centri in Italia e a dicembre avremo ufficialmente il parere favorevole della Food and Drug Administration americana in quanto la prima fase di sperimentazione si è conclusa e quindi passeremo alla seconda fase.
• Quale è la percentuale di successo rilevata al momento?
Nel tumore del fegato la percentuale di successo è del 95%, per quanto riguarda gli altri organi siamo intorno all’80/ 90% dei casi trattati. Una percentuale altissima considerato che il paziente non deve subire un intervento chirurgico con tutto ciò che ne consegue, allettamento e tempi di recupero compresi. La termoablazione richiede ovviamente tempi molto più brevi, con una sorveglianza dopo il trattamento di appena 24 ore, a tutto vantaggio di pazienti già sofferenti per la malattia tumorale avanzata. Nel caso della mammella, se i risultati, come sembra, ci daranno ragione, il grande vantaggio della Tumorectomia Termoassistita ( questo è il nome che le ho dato ) è di proporsi in alternativa alla quadrantectomia. La tumorectomia termoassistita consiste nella asportazione del tumore associato al trattamento col calore dei margini della breccia chirurgica che restante.
Risulta evidente, pertanto, che, mentre la quadrantectomia è un trattamento che richiede l’asportazione di quantità adeguate di pelle e ghiandola, invece la tumorectomia risparmia maggiormente i tessuti e conserva la mammella, permettendo inoltre un risultato estetico migliore – aspetto che per una donna non è certo trascurabile. Poiché è risaputo che in oncologia il rischio di questi trattamenti conservativi è sempre quello di una recidiva, in quanto non si asporta tessuto a sufficienza, ovviamo al fatto di portar via soltanto il tumore, e non le zone circostanti, bonificando il margine della cavità restante con le onde a radio frequenza, quindi col calore, che riduce il rischio di recidiva.
• Che differenza corre tra la Tarf e la tecnica che utilizza gli ultrasuoni, di cui gli organi di
informazione hanno parlato in questi giorni?
Il sistema HIFU, che di recente è stato riportato dalla stampa e di cui ha parlato il professor Veronesi, è un sistema che utilizza gli ultrasuoni focalizzati ad alta densità. E’ una tecnica conosciuta da tempo, nel senso che sono stati i giapponesi una quindicina di anni fa ad utilizzarla, senza grande successo, poi impiegata nel tumore della prostata e del rene grazie a nuove apparecchiature e con buoni risultati. Essa consiste nel bombardare la neoplasia con gli ultrasuoni. Tale bombardamento, concentrato in un punto, determina produzione di calore. Il mezzo, come diceva Ippocrate, è sempre il calore, quello che cambia, come abbiamo visto, è il sistema utilizzato per ottenerlo.
Tra i trattamenti ipertermici possiamo includere anche le microonde, ma si può ottenere la necrosi con un sistema opposto, utilizzando il freddo: cioè la crioterapia.
In oncologia, a volte, la scelta è determinata dalla tecnologia : per le onde a radio frequenza esistono diversi tipi di aghi: singoli, oppure a uncini, da me maggiormente utilizzati , in quanto l’ago, aprendosi ad uncino, permette di creare delle lesioni maggiori e rimanendo uncinato non si sposta durante il trattamento. L’HIFU è un sistema utile in quelle forme dove non è possibile impiantare un ago : per esempio nel trattamento del pancreas, che trovandosi dietro l’ intestino, non è facilmente raggiungibile – l’ago rischierebbe di perforare le anse intestinali col rischio di complicanze gravi.
• Le tecniche di ricostruzione sono sempre più all’avanguardia, nel caso del tumore della mammella cosa può dirci?
Vent’anni fa la ricostruzione mammaria era sconsigliata o addirittura controindicata perché si pensava che mettere una protesi potesse nascondere una possibile recidiva, si temeva che potesse impedire alla donna di fare dei controlli, timori poi smentiti dai fatti, dall’esperienza, dall’utilizzo di macchinari nuovi, come la risonanza, che permette di vedere recidive anche nelle donne portatrici di protesi. Questo ha permesso un cambiamento nell’atteggiamento, sia da parte dei medici, che da parte delle donne, le quali in passato temevano la protesi e miravano solo a sconfiggere la malattia. La ricostruzione della mammella, in seguito al tumore, tuttavia, non sempre consente  un risultato eccellente, anche nella migliore ricostruzione. Bisogna informare correttamente le donne e dire loro che la mammella ricostruita non sarà mai come l’”originale”. tra le altre cose si perde in sensibilità cutanea. La donna sente la protesi come un corpo estraneo anche se essa costituisce un grande aiuto nella vita di tutti i giorni: le consente di vestirsi come prima, riprendere il lavoro e stare in mezzo alla gente.
Le tecniche maggiormente utilizzate consistono nell’impiego degli espansori e delle protesi. Gli espansori sono praticamente dei palloncini che hanno il compito di espandere la cute : vengono posizionati sotto il muscolo, la pelle viene distesa, quindi si crea una tasca dove poi potrà essere inserita la protesi. Altre tecniche prevedono lo spostamento dei muscoli dalla loro sede naturale, al fine di creare volume. A questo scopo si utilizza in particolar modo il gran dorsale o l’addominoplastica : le signore con abbondante adipe addominale possono vedere utilizzato il grasso in eccesso per la ricostruzione del seno.
• Quali sono le forme tumorali più diffuse e quali le loro possibili cause?
Nell’uomo il tumore del polmone e del colon retto, mentre nella donna, al primo posto, è proprio il tumore del seno. Tra i 40 anni e i 59/60 la donna vive le due fasi in cui aumenta l’incidenza di questa forma tumorale.
Il tumore del polmone, in regressione nell’uomo, è viceversa in aumento tra le donne per la diffusione del fumo.
Inoltre nell’uomo sopra i 50 anni è alta la diffusione del tumore del colon retto, che spesso nasce come polipo, per poi degenerare.

E’ un tumore molto insidioso perché, di solito, il soggetto se ne accorge solo quando la massa tumorale ha già dato interessamento dei linfonodi. Per quanto riguarda le possibili cause all’origine delle varie forme tumorali si sa che i fattori ambientali hanno una grande incidenza : il fumo nel tumore del polmone rappresenta la causa principale.
Nei pazienti non fumatori è il fumo passivo a costituire la causa principale di tumore del polmone. Per quanto concerne il tumore del colon si è visto che l’alimentazione riveste notevole importanza come eziopatogenesi. Ci sono poi cause genetiche da non confondere con le cause familiari. I tumori che si trasmettono geneticamente sono forme dovute a mutazione della struttura del DNA, mentre all’interno di determinate famiglie si assiste all’incidenza molto elevata di certi tumori: ciò significa che esiste probabilmente una maggiore predisposizione di questi soggetti verso fattori ambientali ancora sconosciuti, senza che ci sia alterazione genetica. In quest’ottica, guardando ai fattori ambientali, si stanno rivedendo le terapie ormonali sostitutive in menopausa che hanno avuto in passato un vero boom. Studi recenti affermano che dopo otto anni di terapia ormonale sostitutiva si assiste ad un aumento dell’incidenza del tumore del seno, per cui si cerca, attualmente, di non far superare alle donne i 5 anni di trattamento. Per quanto riguarda la pillola anticoncezionale, si è visto che trattamenti che superano i 10 anni, possono essere considerati una causa in soggetti a rischio, e quindi, in quei casi, va consigliata cautela. Il rischio aumenta per le donne che non hanno gravidanze e per coloro che non allattano. Quindi, possiamo affermare che, cause ambientali e fattori genetici, costituiscono le cause principali.
• Come possiamo fare prevenzione?
Eliminare il fumo, stare attenti all’alimentazione, praticare attività fisica,sono tutte buone pratiche che  possono aiutare il nostro organismo a mantenersi sano, anche se, purtroppo, per i tumori non esiste un vaccino, come per l’influenza. Ora, fatti salvi questi suggerimenti, che mirano ad un corretto stile di vita, si punta soprattutto sulla diagnosi precoce : tutti devono sapere che è importante, dopo una certa età, effettuare i controlli con regolarità.
La mammografia, per individuare il tumore al seno in fase iniziale, andrebbe effettuata a partire dai 40 anni e andrebbe ripetuta ogni due anni.
• Guardando all’esperienza passata, è possibile fare delle previsioni su quale sarà la situazione tra dieci anni?
Possiamo dire che abbiamo fatto tanti passi in avanti, da dieci anni a questa parte, e, oramai, gli interventi chirurgici sono sempre più conservativi rispetto al passato.
Anche la chemioterapia è molto progredita grazie all’utilizzo di farmaci e di molecole sempre più efficaci, e così pure la radioterapia. Speriamo che presto anche la Sardegna possa essere dotata di un sistema di radioterapia all’avanguardia, nostro punto debole.
L’ospedale oncologico diventerà sempre più un polo di riferimento non solo per la nostra regione, ma anche per altre regioni italiane.
Circa i prossimi dieci anni non possiamo fare previsioni, anche se, indubbiamente, le scoperte in campo di definizione genetica, aumentando le nostre conoscenze circa le varie forme di tumore, consentiranno terapie sempre più mirate. Spesso il tumore ha delle varianti che poi determinano la riuscita della terapia, ed è diverso da persona a persona: i tumori non sono tutti uguali.
La possibilità, in futuro, di avere delle terapie “su misura” per il paziente, sarà, probabilmente, ciò che ci permetterà di affrontare con successo la lotta contro il cancro.

2 thoughts on “CARLO CABULA

  1. Sono una ragazza di 37 anni (P.P) sto curando presso il Businco di Cagliari da ormai 9 mesi con un oncologa BRAVISSIMA E.Valle E nel percorso anche altri oncologi molto bravi sono stata operata da chirurghi eccellenti uno di questi anche dott Cabula sono molto contenta sono stata presa x mano nel difficile percorso che ho dovuto affrontare E sono convinta che la loro proffessionalità mi porterà ad una guarigione grazie a chi ci aiuta a sconfiggere un male così oscuro ma da donna dico che tutto E difficile ma nulla impossibile si deve lottare essere positivi E avere molta forza d animo

    1. Patrizia, ti ringrazio tantissimo per il tuo commento. Quella che stai affrontando è certamente una prova durissima che scatena anche rabbia e ribellione.
      Dobbiamo fare di tutto affinché la ricerca possa andare avanti e dare risultati sempre migliori.
      La nostra fortuna è quella di avere professionisti come quelli che hai citato tu, che uniscono a grandi qualità professionali anche un’infinita umanità.
      Un enorme in bocca al lupo.

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