GIGI RIVA

GIGI RIVA FOTORIVA, DUE GRANDI PASSIONI: IL CALCIO E LA SARDEGNA

Non è più il bomber dal 1976, anno in cui si ritirò, ma in Sardegna l’affetto per lui è rimasto immutato.
Riva ha dato tanto alla nostra Isola, ricevendo in cambio affetto e gratitudine.

Riva, una vita per il calcio. Come nacque in lei questa passione?

E’ una cosa che sentivo dentro. Da ragazzo, crescendo, la mia giornata non aveva senso se nel suo arco non era stata inserita una partita di calcio, o uno sfogo sportivo. Ho sempre avuto un’attrazione particolare per lo sport e quindi la passione è statauna normale conseguenza. Col tempo ho avuto la fortuna di accedere ad un mondo che appagava pienamente i miei desideri e per di più mi pagavano, per giocare. E questo era il massimo!
D. L’approdo a Cagliari è del 1963. L’anno successivo l’emozione del primo goal in serie A, a soli vent’anni. Cosa si prova?
R. L’emozione di un goal fatto in serie A, per un ragazzo, costituiva un punto di partenza: per noi attaccanti, che avevamo l’obiettivo di mettere a segno il goal, era il massimo della soddisfazione. In quel caso il primo goal è stato all’Amsicora. Lo ricordo molto bene: sono emozioni che poi non dimentichi. Il goal è una cosa meravigliosa, un’emozione bellissima che non si può paragonare a niente: per trenta secondi hai un’esplosione di gioia dentro che credo sia una delle cose più belle che si possa provare.

Sembra quasi che le manchi questa emozione?

No, assolutamente. Nella vita c’è il momento in cui devi fare i goal, poi però arriva il momento in cui devi fare il nonno- mentre lo dice guarda teneramente la dolcissima Virginia, bionda e bella nipotina. Ogni cosa va fatta a suo tempo e quindi posso dire di non rimpiangere niente. Se dovessi tornare indietro prenderei le stesse decisioni che ho preso allora. La vita è questa e va accettata in tutte le sue fasi, in base al periodo, all’età, all’infanzia, alla Nazionale, al successo. Bisogna accettare tutto quello che ti dà. Bisogna accettare i suoi cicli.

Il suo carattere, a ben vedere, presenta delle analogie con quelle del popolo sardo: schivo, riservato, talvolta ombroso, ma sempre leale. E’ dovuto a questo il forte legame con la Sardegna o c’è dell’altro?

Io ero predisposto caratterialmente a vivere in Sardegna. Ho il DNA sardo che va di pari passo con la zona nella quale sono nato, che si trova sul Lago Maggiore. Anche noi lì siamo abbastanza chiusi. La presenza del lago, forse, ci rende così, taciturni, completamente diversi dal milanese, che è un caciarone, uno che chiacchiera tanto. Noi siamo riservati quindi per me, il trasferimento a Cagliari, è stato un passaggio che non patito- quando l’ho effettuato avevo poco più di 17 anni. Mi sono adattato subito al carattere dei sardi e il bello è che non ho dovuto modificare niente del mio temperamento. La Sardegna, a sua volta, ha imparato a conoscere me.

Negli anni d’oro del calcio, lei ha rifiutato offerte da società molto più importanti del Cagliari: tanta fedeltà alla Sardegna e ai sardi è stata ripagata? Anche a questo proposito non ha nessun rimpianto?

Dovessi tornare indietro, come dicevo, farei le stesse cose che ho fatto, forse perché la Sardegna mi ha adottato, nel vero senso della parola. Quando sono arrivato nell’Isola ero senza famiglia, avevo perso entrambi i miei genitori, e qui ho trovato affetto e simpatia. Era sufficiente fare un goal per essere invitati a cena e a me, che ero un ragazzino, sembrava una cosa fantastica. Quando sono arrivato a Cagliari ero un po’ incazzato con la vita, perché mi aveva tolto i genitori, ed era sufficiente una piccola scintilla per farmi scattare come una molla. Poi sono cresciuto e sono diventato uomo qua, nell’Isola, e anche di fronte a proposte e offerte vantaggiose non le ho mai prese realmente in considerazione perché mi sarebbe sembrato di tradire un paese, un popolo che mi aveva dato tanto affetto e tanta considerazione, come uomo, non solo in quanto campione. In Sardegna ho trovato ciò di cui avevo bisogno: quell’aspetto umano che è ciò che resta dentro. La mia storia con la Sardegna è un legame che dura ormai da 45 anni.

Gigi Riva venne acquistato per 37 milioni delle vecchie lire, ma il suo ingaggio mensile si aggirava intorno alle 200.000 lire… Cifre molto diverse da quelle odierne…

E’ vero. Il Cagliari, per avermi, pagò al Legnano 37 milioni di lire, e il mio ingaggio mensile era proprio 200.000 lire, che però per quei tempi, era cifra di tutto rispetto. Basti dire che un immobile lo si acquistava con due milioni di lire. Quando arrivai a Cagliari per la prima volta rimasi piacevolmente sorpreso da questo ingaggio: era la prima volta che mi pagavano per giocare a pallone!

Che differenze vede tra il mondo del calcio di ieri e quello di oggi?

C’è un abisso. Oggi il mondo del calcio è un business continuo. Il calcio serve a mascherare i problemi del paese, un pò come per i sudamericani. In Brasile per ogni partita vinta dalla Nazionale organizzano un Carnevale per far dimenticare gli altri problemi e a noi, ugualmente, danno una partita quasi ogni giorno della settimana così, chi rientra a casa, pensa un pò meno al frigorifero vuoto e si occupa di più del fatto che Del Piero segni un rigore o no. C’è un business spaventoso che fa capo alle televisioni e alle strutture pubblicitarie. Oggi il mondo del calcio ha una dimensione esagerata, sproporzionata. La mia generazione per sistemare i suoi problemi doveva giocare almeno per dieci, dodici anni,ad un buon livello e solo così poteva mettere da parte quel gruzzoletto utile per il resto della vita. Attualmente, un giocatore, dopo due, tre anni, ha sistemato i suoi problemi economici e quelli di altre tre generazioni dopo di lui. E’ questo è sicuramente sproporzionato, ma gli interessi del mondo che ruota attorno al calcio – la televisione, la pubblicità, i diritti televisivi – sono talmente alti da giustificare questi introiti e i giocatori fanno parte di questo meccanismo.

Anche l’attenzione alla vita privata dei giocatori è di gran lunga superiore rispetto a quella dei campioni di una volta. Condivide?

Ma quella è tutta una montatura! Oggi il calcio deve essere popolare, perché, come ho già detto, da diversi anni, maschera i reali problemi del paese, quindi, per creare interesse, in modo che se ne parli continuamente, bisogna parlare delle veline che vanno con i calciatori, cosa che peraltro non mi pare strana, anzi! Mi pare del tutto normale che una bella ragazza vada con un bel ragazzo. Anche noi andavamo con le ragazze più belle, che allora non si chiamavano veline! Questo fatto, di per se così normale, deve invece essere enfatizzato, perché poi la domenica c’è la partita, il mercoledì ce n’è un’altra, il sabato c’è l’anticipo, il lunedì il posticipo e quindi bisogna tenere sempre vivo l’interesse degli ascoltatori anche occupandosi della vita privata dei giocatori.

La violenza negli stadi è un fenomeno abbastanza recente e costituisce una vera piaga. Da cosa è generata?

La violenza negli stadi rispecchia la realtà del momento. La violenza ormai è presente non solo negli stadi, ma in ogni piazza, in ogni città. Negli stadi se ne approfitta perché un comportamento violento, tenuto in una qualunque strada cittadina, viene perseguito penalmente, mentre negli stadi è come se tutto fosse consentito. Tifosi che aggrediscono poliziotti oppure che tirano oggetti in campo non vengono adeguatamente puniti e ciò rappresenta un’occasione ghiotta per scaricare la violenza da parte di persone che poi con il calcio hanno davvero poco a che fare. Solo quando scappa il morto ci si dispera e si invocano misure straordinarie, salvo poi far tornare la situazione esattamente come prima, cessato il clamore.

Parliamo di politica. In Sardegna non c’è consultazione elettorale che non la veda tirato per la giacca. Da destra e da sinistra. Perché, sino ad oggi, non ha accettato di impegnarsi in prima persona?

Io non credo nella lealtà in politica, non credo ci sia una destra e una sinistra, un centrodestra e un centrosinistra. Uno di centrodestra potrebbe andare col centrosinistra, indifferentemente, tanto affermano tutti le stesse cose. Quando uno schieramento va al potere viene massacrato dall’opposizione che solo poco tempo prima era al potere e magari faceva danni allo stesso identico modo. Quindi io mi regolo così: cerco tra questi politici un uomo che mi ispiri fiducia, mi informo, cerco di capire quello che dice e do la fiducia all’uomo. Poi vado a vedere a quale partito appartiene. Oggi il ruolo del politico è quello di cambiarsi tre volte al giorno per partecipare a tre diverse trasmissioni televisive. L’uomo politico è diventato un attore politico: ha un copione da leggere e un’idea da portare avanti, che poi spesso non è neanche un’idea, è sufficiente che sia un’opposizione a qualcosa. Diventa difficile seguire questi programmi, queste liti continue, le scazzottate in parlamento. A me ricordano gli Ultras! E mi fanno davvero incazzare quelli che li trattengono! Ma lasciate che si facciano una bella scazzottata e vediamo fino a che punto arrivano, vediamo se sono sinceri! Secondo me si tratta di una recita. Portano avanti il loro copione danno un pessimo esempio ai cittadini. Il mondo politico ha enormi responsabilità in merito alle condizioni in cui versa il nostro paese. Per rispondere alla sua domanda non ho mai preso realmente in considerazione la possibilità di candidarmi, nonostante mi siano state fatte proposte molto concrete, per poter essere libero di dire quello che penso, privilegio al quale non intendo rinunciare. Anche l’informazione riporta un po’ quello che vuole, nel senso che il medesimo avvenimento viene da certi giornali enfatizzato e da altri ridimensionato fin quasi ad annullarlo…

Ce l’ha un po’, per caso, con noi giornalisti?

No. Non ce l’ho con i giornalisti. Il giornalista è un esecutore e segue una linea politica, in un giornale, così come nelle televisioni.

Ha detto la sua però quando in Sardegna volevano scaricare scorie nucleari…

R. Ho detto la mia su tante cose! E’ stato ormai accertato, dagli studi fatti al riguardo, che c’è una forte incidenza di casi di mortalità in certe zone della Sardegna: Porto Torres, Portovesme, Sarroch, e questi sono problemi gravi. Le scorie nucleari andavano fermate. In questo la Sardegna è un po’ strana: si finisce per fare tanto chiasso per una nave che trasporta rifiuti che in due giorni possono essere smaltiti, cosa che si può anche non condividere, ma ci si dimentica di intervenire su cose più gravi e più serie che possono condizionare il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Quindi la politica ambientalista del governatore Soru la soddisfa?

Non amo dare pagelle. Di sicuro Soru si è occupato della Sardegna più di altri più di altri che hanno governato prima di lui. Poi è vero che governando si può fare bene, ma si può anche sbagliare. Non sbaglia solo chi non fa. Trovo che il presidente Soru abbia modificato qualcosa, a volte è riuscito bene, a volte no. A La Maddalena si assiste ad una bella fase di sviluppo, quando sino a poco tempo fa, nella più bella isola della Sardegna, il mare era inquinato. Forse qualche volta ha sbagliato, ma chi non sbaglia mai?

Quindi la solidarietà per l’emergenza rifiuti in Campania la trova d’accordo?

Diciamo che non mi sembra una cosa talmente grave da andare al porto a manifestare. I politici che sono andati al porto l’hanno fatto per fare opposizione su un fatto che, tutto sommato, non è poi così drammatico! Se facciamo arrivare una nave di rifiuti che in due giorni vengono smaltiti non è poi la fine del mondo! Concentriamoci sui casi di mortalità in alcune zone della Sardegna, alle quali ho già accennato: quelli sono i fatti veramente gravi! E i politici, i manifestanti, in questo caso dove sono?

Diciamo che i politici ne hanno anche fatto una questione di metodo: in effetti Soru è stato criticato da destra e da sinistra… gli alleati, per esempio, gli rimproverano un certo decisionismo…

Avrà anche sbagliato, ma non ha fatto nulla di grave. Si tratta di rifiuti che non lasciano nulla di tossico. Avrà sbagliato a decidere da solo, la scelta doveva essere maggiormente condivisa. Tutto qua.

Cosa servirebbe al Cagliari di Ballardini per riprendere a vincere?
( Dopo una lunga pausa… risponde)

Direi che all’inizio del campionato è mancata un po’ di fortuna, è stata giocata qualche buona partita, senza il risultato sperato. Adesso si impone un gran recupero e a questo proposito speriamo nei nuovi acquisti.

Non si vuole sbilanciare troppo…

No, anche perché attualmente mi occupo della Nazionale, quindi preferisco non esprimermi sul Cagliari

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