MINORANZE PERSEGUITATE E IL PICCOLO MOHAMMED

 

Nel mondo, i piccoli come Mohammed, che tanto ci ha commosso, sono un numero purtroppo difficile da calcolare.

Quest’immagine ha fatto il giro del mondo e ha commosso tutti. Mostra un bimbo di sedici mesi morto annegato mentre con la sua mamma e il suo fratellino cercava di attraversare un fiume che doveva rappresentare la salvezza e che invece è stato la sua tomba. La foto è stata diffusa dal padre, unico sopravvissuto, per mostrare al mondo intero le condizioni di vita del suo popolo, una minoranza etnica, di religione musulmana, duramente perseguitata in Birmania, oggi Myanmar, paese di religione buddhista, da cui la famigliola proveniva.
I Rohingya, questo il nome della minoranza etnica alla quale apparteneva il piccolo Mohammed, sono un popolo senza diritti: sottoposto a persecuzioni, vessazioni, torture fino alla morte.
Nonostante superino il milione sono considerati stranieri nella loro terra. L’ ONU considera i Rohingya la minoranza etnica maggiormente perseguitata al mondo, con buona pace del premio Nobel San Suu Kyi, che difende a spada tratta i diritti di tutti, ma preferisce non vedere quello che succede in casa sua. Il 31 dicembre 13 premi Nobel e personalità internazionali hanno sottoscritto una lettera aperta a San Suu Kyi esortandola a mettere fine alla “pulizia etnica”.
Nel 1982 una legge ha stabilito che questa minoranza non può prendere la cittadinanza birmana nè viaggiare senza permesso ufficiale o possedere un terreno. Tra le altre cose ai rohingya è stato vietato di avere più di due figli.
E allora accade che, decidano di abbandonare la loro terra, perché non hanno altra scelta e accade che nei viaggi della speranza, uomini donne e bambini perdano la vita, nel tentativo di trovarne una migliore.
Ma i Rohingya non sono gli unici.
Gli Yazidi, perseguitati dai miliziani dell’autoproclamato Stato islamico in Iraq stanno forse pure peggio.
Si parla di loro dall’estate del 2014, quando i miliziani dell’Isis hanno lanciato una offensiva contro migliaia di yazidi stretti in un lungo assedio sul monte Sinjar, facendo vivere a questa popolazione una delle pagine più nere della storia recente.
Costretti alla conversione forzata all’Islam o uccisi sul posto, pochi tra loro sono riusciti a sopravvivere alla furia islamista,costretti a scegliere tra la conversione all’Islam o la morte. L’Isis, è risaputo, ha come obiettivo quello di cancellare le minoranze religiose tra le quali cristiani e yazidi: un popolo, quest’ultimo, particolarmente fiero e capace di resistere a lunghe persecuzioni.
Fu però con Saddam che questa minoranza conobbe per la prima volta le deportazioni forzate e l’apice della violenza. Furono cacciati dall’Iraq e confinati in una regione montuosa a pochi chilometri dalla Siria, lo Sinjar.
Purtroppo neanche questo luogo è più sicuro, infatti su quelle montagne sarebbero morti almeno 5 mila yazidi, e altrettanti sarebbero nelle mani dell’Isis.Come è facile immaginare i sopravvissuti non hanno pace: vivono in un perenne stato di fuga.
Ad altre latitudini non si sta certo meglio. A Pechino per esempio se non si appartiene alla etnia han si viene messi al bando e discriminati un po’ ovunque. Qui, gli uiguri sono l’altra etnia discriminata e considerata inferiore. Sono considerati cittadini di serie B e in quanto tali non possono ambire a incarichi prestigiosi o a cariche pubbliche, ma devono svolgere i lavori più umili. In questo stato di cose foriero anche di tanta violenza, lo Xinjiang ormai non è più considerato un luogo sicuro per gli uiguri e molti di loro cercano di raggiungere la Malesia passando per il Vietnam. Un viaggio molto insidioso che li espone a numerosi pericoli il più grosso dei quali si presenta alla frontiera con il Vietnam: è la polizia di Pechino, che ha l’ordine di sparare su quanti cercano di lasciare illegalmente il Paese.
Siria,Somalia, Sudan, Afghanistan, Iraq, ma anche Congo, Pakistan, Myanmar, Sud Sudan, sono solo una parte dei paesi dove le minoranze sono soggette a violente forme di persecuzione, che si spingono fino alla morte.
E’ giusto sapere che nel mondo, i piccoli come Mohammed, che tanto ci ha commosso, sono un numero purtroppo difficile da calcolare.

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