CARLO CABULA: LA MAMMOGRAFIA PUO’ SALVARVI LA VITA

 

Il Dott. Carlo Cabula, senologo, oncologo dell’Ospedale Businco risponde ai microfoni della trasmissione “Missione Salute” su TCS.
Dott. Cabula, parlare di patologie legate alla mammella non significa necessariamente parlare di tumore del seno. Quali sono le patologie che possono interessare la mammella e creare notevole angoscia nelle donne colpite?
Certamente la mastopatia fibrocistica, il fibroadenoma e la secrezione del capezzolo sono patologie benigne molto diffuse soprattutto nelle donne giovani. Fino a quando non viene fatta diagnosi possono generare ansia e paura.
Ma la visita e soprattutto l’ecografia ci consentono di stabilire la natura benigna di queste forme.

Quali sono invece quei cambiamenti che devono fungere da campanello d’allarme per il tumore del seno?
L’introflessione del capezzolo, una secrezione ematica rosso viva, un nodulo, un infossamento della cute possono essere dei campanelli d’allarme che devono spingere la donna a sottoporsi ad una visita senologica. Sia ben chiaro, quando compaiono questi sintomi non dobbiamo pensare di avere un tumore del seno. Questi sono sintomi che compaiono frequentemente e occorre approfondire la loro natura. Insomma si deve arrivare sempre ad una diagnosi senza far finta di niente perché è trascurare un sintomo il vero pericolo.

Quali i controlli ai quali sottoporsi se si nota qualche anomalia, o comunque quei controlli che è bene fare periodicamente per avere magari una diagnosi precoce…
Dipende dall’età della paziente, dalla sua storia personale e familiare. La visita senologica , eseguita quindi da uno specialista dedicato alla patologia del seno, è fondamentale. Sotto i 40 anni, quando il seno è denso e la mammografia non offre il meglio delle sue potenzialità, l’ecografia è l’esame più indicato per capire se si tratta di un nodulo solido o di una cisti, quindi a contenuto liquido. Nelle donne giovani e soprattutto in quelle con un elevato rischio eredo-familiare sarà d’ausilio anche la risonanza magnetica. Sopra i 40 anni, quando il seno è meno denso, la mammografia è più efficace. La mammografia mette in evidenza anche il tumore in fase iniziale quando si presenta sotto forma di microcalcificazioni: per tale ragione la mammografia è un esame di screening che viene proposto alle donne ogni 2 anni sopra i 49 anni, mentre l’ecografia non è un esame di screening.

Di fronte ad una diagnosi di tumore del seno, quali possibilità di terapia ci sono…
Dott. Cabula lei è stato tra i primi in Italia ad utilizzare la tumorectomia termoassistita, la prima intervista che mi rilasciò su questo argomento risale all’ormai lontano 2006…spieghiamo in che cosa consiste e in quali casi può essere utilizzata…
Sì è vero, è una tecnica che abbiamo sperimentato per primi e che ci permette di fare interventi meno demolitivi senza aumentare il rischio di recidiva del tumore. Però voglio dire che i risultati della diagnosi precoce che si ottiene con la partecipazione agli screening mammografici permettono sempre più una chirurgia conservativa, sempre più limitata e l’impiego delle tecniche di oncoplastica (le stesse usate in chirurgia estetica) consentono di nascondere le cicatrici, di rimodellare la mammella e di ottenere anche un buon risultato estetico. La chirurgia conservativa della mammella oggi rappresenta l’80% della chirurgia mammaria mentre il restante 20% è costituito dalle mastectomie, l’asportazione totale del seno. Ma anche quando si esegue la mastectomia spesso riusciamo a salvare anche il capezzolo e l’areola e ricostruire il seno con migliori risultati per la paziente.

Nei casi in cui non sia possibile l’utilizzo di questa tecnica quali sono le strade da seguire, posto che ovviamente, ogni caso è un caso a sé…
Sì è vero, ogni caso è a sé e la moderna senologia prevede che ogni caso sia discusso da un team multidisciplinare, nelle breast unit che speriamo presto siano costituite anche in Sardegna. La tecnica che abbiamo messo a punto, la tumorectomia termoassistita, è impiegabile in casi particolari. La quadrantectomia, la biopsia del linfonodo sentinella invece dell’asportazione di tutti i linfonodi ascellari ( cosa che un tempo era la regola), la chemioterapia eseguita prima dell’intervento chirurgico con lo scopo di ridurre le dimensioni del tumore e quindi poter sottoporre la paziente ad un intervento limitato anziché alla mastectomia, queste sono le procedure oggi più diffuse. E tra qualche anno probabilmente non asporteremo più neppure il linfonodo ascellare e se le donne faranno le mammografie di screening, se la diagnosi sarà sempre più precoce, l’intervento chirurgico consisterà nella sola asportazione del nodulo, nella tumorectomia, associata alla radioterapia.
Ci si ammala sempre di più, perlomeno credo che in sardegna il numero non si sia fermato, ma questo ora ce lo dirà lei, cioè aumentano i casi di tumore, ma si muore sempre di meno…
In Sardegna ogni anno registriamo un piccolo incremento del numero di nuovi casi di tumore del seno. Siamo intorno ai 1500 casi all’anno. Aumentano le diagnosi precoci, aumentano le sopravvivenze e le guarigioni. QUESTO È IL MESSAGGIO PER LE DONNE: QUANDO LA DIAGNOSI È PRECOCE LA GUARIGIONE AVVIENE IN OLTRE IL 90% DEI CASI.

Dottor Cabula, al contrario di altre forme tumorali, per il tumore del seno  sembra non esista un modo per prevenirlo?
Certamente per prevenire il tumore del polmone non fumare significa prevenirlo così come osservare una dieta mediterranea previene il tumore del colon. Per il tumore della mammella non è così, non è possibile prevenirne la formazione ma l’arma principale resta la diagnosi precoce. Per cui la raccomandazione che rivolgiamo alle donne è quella di aderire alle campagne di screening mammografico. Quando ricevete dalla vostra ASL l’invito a recarvi a fare la mammografia, gratuitamente, andateci, perché quella mammografia vi può salvare la vita. Come diceva provocatoriamente il mio maestro: questo è l’unico appuntamento che la donna non può bruciare.
Nel 2013 Angelina Jolie si sottopose all’asportazione di entrambi i seni in quanto portatrice di un gene mutato che la esponeva ad un rischio molto elevato di ammalarsi di tumore mammario.
Fu una scelta eccessivamente radicale oppure no?
Intanto Angelina Jolie rientrava nel 5% delle donne con mutazione genetica accertata per cui aveva un rischio di ammalare di cancro del seno dell’80% e altrettanto del tumore dell’ovaio. In una donna della sua età la mastectomia profilattica bilaterale e l’ovariectomia bilaterale sono gli interventi di chirurgia riduttiva del rischio . Il problema interessa le giovanissime dove la mutazione genetica è stata accertata in famiglia. L’orientamento dei senologi italiani ed europei è che queste donne devono sottoporsi a controlli periodici fin dall’età di 25 anni, con visita senologica e ginecologica, ecografia e risonanza periodiche per essere accompagnate fino alla gravidanza e poi decidere. Negli Stati Uniti sono più propensi alla chirurgia profilattica, ma si consideri che anche dopo la mastectomia bilaterale persiste nel 10% il rischio di recidiva. Noi preferiamo aspettare e fare eventualmente una diagnosi precoce del tumore anziché eseguire interventi bilaterali e altamente demolitivi senza che il tumore si sia formato.

Vorrei concludere quest’intervista ponendole una domanda che le rivolsi già dieci anni fa: che cosa è ragionevole aspettarsi tra dieci anni, in questo campo?
Quando mi sono avvicinato alla senologia 40 anni fa da giovane studente ricordo interventi demolitivi, ultrademolitivi che lasciavano sulla donna segni permanenti del passaggio del chirurgo. Negli anni ho assistito al cambiamento della senologia sempre più rispettosa della donna, più conservativa, meno demolitiva. 30 anni fa parlare di chirurgia plastica in oncologia era considerata una bestemmia, oggi si fa l’oncoplastica: interventi oncologicamente radicali e ricostruzione plastica. Anzi sono proprio gli interventi mutuati dalla chirurgia plastica che ci consentono di essere più radicali.
Abbiamo bisogno che si realizzi tra noi oncologi e i pazienti quella che noi chiamiamo l’alleanza terapeutica. Noi mettiamo a disposizione tutte le migliori e aggiornate conoscenze, ma i pazienti ci devono aiutare. Le prospettive future vanno verso la direzione di procedure sempre più limitate e conservative, di minimo impatto ma per ottenere questa possibilità è fondamentale aderire alle campagne di screening. Oggi in Sardegna solo 1/3 delle donne vi aderisce. Noi dobbiamo puntare al 90% che si registra in Lombardia e in Emilia Romagna. Perché, come ho detto, come sosteneva il professor Achille Tarquini, padre della senologia in Sardegna, quello è l’unico appuntamento che le donne non possono proprio permettersi di bruciare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.