ELEZIONI REGIONALI 5 A 2 PER IL PD, MA IL VERO VINCITORE E’ MATTEO SALVINI

 

Le elezioni regionali hanno visto una robusta affermazione della Lega Nord.

I numeri non mentono, la matematica non è un’opinione. È chiaro quindi che, se su sette regioni, il Pd ne ha occupato 5, va da se che ha vinto. Ma questa sarebbe un’analisi davvero superficiale, non certo da attenti osservatori.
Il Veneto e la Liguria sono dunque le uniche regioni che vanno al centrodestra, ma se il Veneto è da sempre una roccaforte della Lega Nord, tuttavia il doppiaggio della Moretti, renziana della prima ora, è una vera umiliazione, non si può dire la stessa cosa della Liguria. I due mandati di Claudio Burlando (Pd) alla guida della Regione Liguria parlano chiaro e quindi brucia ancor più la sconfitta, per non parlare del fatto che la Paita avversaria di Toti, è una renziana di ferro e va a perdere proprio contro il portavoce di Berlusconi: neanche nei sogni peggiori di Matteo poteva configurarsi un simile scenario, per non dire della patata bollente in Campania, dove il rischio, a poche ore dall’elezione è quello di un De Luca, eletto sì, ma probabilmente silurato dalla Legge Severino. Si potrebbe continuare con la vittoria di Enrico Rossi (del Pd) in Toscana, ma bersaniano di ferro. Un vero incubo, una vittoria che se la analizzi bene assume sempre più i connotati di una vittoria di Pirro.
Salgono invece le quotazioni di Grillo, che però non sfonda in nessuna regione, neanche nella sua Liguria, e che perde, rispetto alle europee del 2014, quasi 700.000 voti.
In Sardegna bene sempre il M5s che va al ballottaggio a Porto Torres, e bene anche i Riformatori, mentre pare che la visita di Renzi in Gallura per il taglio del nastro del cantiere del Mater Olbia non deve aver entusiasmato gli elettori: a Tempio Pausania vince Andrea Biancareddu (centrodestra, a capo di una lista civica), a La Maddalena Luca Montella ( Riformatori).
A ben vedere non c’è alcun dubbio il vero vincitore di queste elezioni amministrative è lui, Matteo Salvini da Milano, leghista dalla tenera età di diciassette anni. Con una campagna elettorale sfiancante, qualche volta è sorto il dubbio che avesse il dono dell’ubiquità, porta le percentuali della lega Nord alla doppia cifra, come promesso in campagna elettorale e infligge all’altro Matteo la madre di tutte le umiliazioni: in Toscana, la Lega è il secondo partito dopo il Pd.
Buon comunicatore, trascinatore di folle, cavalca il malcontento, in particolare nei confronti degli immigrati, ma non solo.
E’ lui il nuovo leader del centrodestra?

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