LO TSUNAMI SULLA CHIESA IN SARDEGNA, IL MONSIGNORE E L’ANATEMA SULL’UNIONE SARDA

“Andate a morire ammazzati, voi e il vostro giornale.” Relata refero. Non è proprio il linguaggio che ti aspetteresti da un uomo di Dio, votato al perdono e pieno di misericordia. Certo è, che se davvero Monsignor Mani si è espresso in questo termini, qualche riflessione sorge spontanea.
Ma perché l’alto prelato se la prende col primo quotidiano della Sardegna, con i cronisti che svolgono il loro lavoro e non prova ad approfondire meglio una torbida vicenda che, a ben vedere,  potrebbe riguardare anche lui, posto che stava a capo della diocesi cagliaritana prima dell’arrivo di Monsignor Arrigo Miglio.
Reo è chi diffonde la notizia, non chi compie il misfatto. I panni sporchi vanno lavati in casa e nulla deve trapelare all’esterno.
Ma in tutta questa brutta storia, Papa Bergoglio si è solo distratto o non gli è ancora giunta l’eco di tanto clamore? Perché magari una posizione, diciamo decisa, andrebbe presa e se è pur vero che in altre situazioni il Papa ha apertamente condannato i preti pedofili, ed è anche vero che la verità su questa vicenda è ancora tutta da scrivere. Ciononostante, non ci dispiacerebbe la sua autorevole condanna, non solo nei confronti dei sacerdoti presunti peccatori, ma anche nei confronti di coloro i quali, forse sapendo, o almeno sospettando, hanno girato la faccia dall’altra parte, limitandosi a spostare i religiosi “chiacchierati” da una comunità all’altra, come pedine di una scacchiera. Ma questo, purtroppo, non è un gioco e se la magistratura troverà le prove di simili misfatti, contro chi sarà lecito prendersela? Solo contro il prete pedofilo? Possibile che questi alti prelati non capiscano che nascondere simili misfatti contribuisca solo ad allontanare i cittadini dalla Chiesa e ad oscurare l’opera di tanti meritevoli sacerdoti, davvero degni di indossare l’abito talare?
Un atteggiamento di aperta denuncia servirebbe non solo a fare pulizia, ma a restituire la fiducia, ormai persa, nel Clero.
Dalla vicenda di don Marco Dessi, condannato con sentenza definitiva un anno fa a sei anni di reclusione per abusi sessuali su minori in Nicaragua, allo scandalo della diocesi cagliaritana, passando per il caso di un tal Padre Gratien, frequentatore di prostitute e presunto assassino, la credibilità della Chiesa è al minimo storico e sarà sempre peggio se il male verrà negato e non estirpato e il dito rivolto non contro chi sbaglia, ma contro incolpevoli giornalisti.

 

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